Per decenni, regolarizzare una piccola difformità edilizia è stato spesso impossibile: l'accertamento di conformità dell'art. 36 richiede la doppia conformità piena, e bastava una variazione della disciplina urbanistica nel tempo per chiudere ogni strada. Il Salva Casa ha introdotto un percorso nuovo per i casi minori: la sanatoria semplificata dell'art. 36-bis.
È uno strumento che cambia la pratica quotidiana del tecnico, perché molte difformità prima "incagliate" diventano sanabili. Ma va maneggiato con precisione: il suo ambito è circoscritto e i requisiti restano stringenti. Questa guida spiega come funziona e quando usarlo.
Cos'è l'art. 36-bis
L'art. 36-bis è stato inserito nel DPR 380/2001 dal DL 69/2024, convertito con L. 105/2024 (il Salva Casa). Disciplina la sanatoria delle parziali difformità dal permesso di costruire e degli interventi realizzati in assenza o in difformità dalla SCIA, comprese alcune variazioni essenziali, nei limiti fissati dalla norma.
La sua ragione d'essere è superare il principale ostacolo dell'art. 36: il requisito della doppia conformità piena, che rendeva insanabili difformità anche modeste solo perché la normativa urbanistica era cambiata tra la realizzazione e la domanda.
La differenza con l'art. 36 (accertamento di conformità)
È il cuore della questione. I due strumenti convivono e servono situazioni diverse.
| Aspetto | Art. 36 (ordinario) | Art. 36-bis (semplificato) |
|---|---|---|
| Ambito | Interventi eseguiti in assenza o totale difformità dal permesso, o in assenza/difformità dalla SCIA | Parziali difformità dal permesso e interventi in assenza/difformità dalla SCIA, comprese alcune variazioni essenziali |
| Conformità richiesta | Doppia conformità piena: urbanistica ed edilizia, sia alla realizzazione sia alla domanda | Conformità urbanistica alla domanda + conformità edilizia alla realizzazione |
| Esito economico | Sanzione/oblazione secondo i criteri dell'art. 36 | Sanzione pecuniaria secondo i criteri dell'art. 36-bis |
In sintesi: davanti a una difformità, la prima domanda è qual è la sua entità? Le parziali difformità minori trovano nell'art. 36-bis un percorso che prima non avevano; gli abusi maggiori restano nel perimetro dell'art. 36 con la sua doppia conformità piena.
Cosa si può sanare (e cosa no)
Rientrano nell'art. 36-bis:
- le parziali difformità rispetto al permesso di costruire;
- gli interventi realizzati in assenza o difformità dalla SCIA;
- alcune variazioni essenziali, nei limiti previsti dalla norma.
Restano fuori, e quindi soggetti alla disciplina ordinaria:
- le opere realizzate in assenza di permesso di costruire o in totale difformità da esso;
- gli abusi su immobili vincolati, dove si applicano i regimi di tutela e l'eventuale necessità di compatibilità paesaggistica;
- le difformità che non rispettano la disciplina urbanistica vigente al momento della domanda.
La procedura, passo per passo
- Accertamento dello stato di fatto. Rilievo dell'immobile e individuazione precisa della difformità rispetto ai titoli, con la sua esatta qualificazione.
- Verifica di sanabilità. Controllo della conformità urbanistica attuale e della conformità edilizia all'epoca della realizzazione, secondo le condizioni dell'art. 36-bis.
- Predisposizione della domanda. Istanza di sanatoria con la documentazione tecnica: relazione, elaborati grafici dello stato di fatto e di raffronto, asseverazione.
- Determinazione della sanzione. Stima dell'importo dovuto secondo i criteri della norma, da comunicare al committente.
- Presentazione e istruttoria. Deposito al Comune ed eventuale acquisizione degli atti di assenso per i profili ulteriori (es. strutturali), seguendo i tempi del procedimento.
- Rilascio e aggiornamento. Ottenuto il titolo in sanatoria, si procede agli adempimenti conseguenti, compreso l'eventuale aggiornamento catastale.
Il ruolo del tecnico e le responsabilità
La sanatoria 36-bis poggia su asseverazioni del professionista: la qualificazione della difformità, la verifica delle conformità richieste, la documentazione dello stato di fatto. È un'attività ad alta responsabilità, in cui contano:
- un rilievo accurato e una ricostruzione documentale completa dei titoli;
- la corretta qualificazione dell'abuso rispetto alle categorie di legge;
- la trasparenza con il committente su tempi, costi e probabilità di esito;
- la verifica dei vincoli e degli eventuali profili paesaggistici o strutturali.
Domande frequenti
Qualifica la difformità con i titoli sotto mano
La scelta tra art. 36 e 36-bis parte dalla ricostruzione esatta dei titoli e dello stato di fatto. Regulor raccoglie tutto nel fascicolo digitale dell'immobile, applica il motore tolleranze art. 34-bis e, dalle difformità fuori tolleranza, genera in un clic una pratica di sanatoria precompilata (parziale → art. 36-bis, totale o variazione essenziale → art. 36), già collegata all'immobile e ai suoi documenti. Niente reinserimento dati: rivedi e firmi.
Prova Regulor gratis per 30 giorni →Articolo aggiornato a giugno 2026. Riferimenti: DPR 380/2001 artt. 36 e 36-bis; DL 69/2024 conv. L. 105/2024. Contenuto a scopo informativo: l'ambito di applicazione, le condizioni di sanabilità e i criteri della sanzione vanno verificati sul testo vigente dell'art. 36-bis e in relazione alla normativa regionale e comunale. Ogni caso richiede la valutazione dello specifico stato dei luoghi e dei titoli.